
La lectio del comandante della Costa Concordia alla Sapienza di Roma
Quello che stupisce è che la notizia sia venuta fuori a più di un mese dall'avvenimento, il 5 luglio. Un evento simile, anche perché ha avuto luogo in una sede pubblica come l'università la Sapienza di Roma, avrebbe dovuto immediatamente essere denunciato e diffuso dall'informazione. E invece no. Già solo per questa mancanza di tempestività, anche questo ennesimo caso viene servito al popolo italiano sul solito piatto rovistato, come una pasta su cui qualcuno vi ha già messo le mani, e quindi come qualcosa su cui non può non cadere il sospetto. Eppure, se non i docenti che hanno organizzato l'incontro, almeno uno degli studenti universitari presenti a quel breve intervento di dieci minuti, avrebbe dovuto in teoria, che so?, avvertire un nodo, qualcosa di indigeribile e di inassimilabile, sentire in sé un certo travaglio, un disagio nella coscienza, se non altro comunque pensare che c'era qualcosa che non tornava, che non quadrava in quello stage, in quella specie di lezione di criminologia cui stava assistendo, insomma avrebbe dovuto trovare perlomeno scandalosa la presenza di quel noto relatore. Certo, noi ormai siamo abituati a questo genere di fatti strani e non singolari, a questo tipo di presenze di persone che dovrebbero, diciamo così, restare all'ombra espiativa di quelle grotte umide in cui i pittori collocavano i santi venerabili della nostra tradizione cristiana, e alle quali invece è riservata la ribalta, non solo nei posti chiave della ben nota scena politica, ma anche di quella sportiva e culturale. Fare i nomi a questo punto sarebbe come fare uno sgarbo alla nostra memoria. Ma aver deciso di portare nell'Ateneo romano il comandante della Costa Concordia, imputato per l’affondamento della medesima - fatto che ha provocato la morte di 32 persone - proprio ora che, a distanza di quasi tre anni dalla tragica manovra, cominciano ad apparire i brandelli degli altri corpi dispersi, ebbene aver pensato di proporre quella persona presso la facoltà di scienze criminologiche come 'esperto dei fatti' potrebbe rispondere perlomeno ad un paio di motivazioni tra esse correlate. Una è quella di potersi avvalere in sede processuale di questo, seppur minimo, contributo culturale. Esso risulta intanto utile a moralizzare la figura del capitano, accompagnato in quell'occasione dai suoi due avvocati, ai quali si sarebbe rivolto il docente di riferimento per ottenere la presenza del relatore. Un'altra ragione - che costituisce peraltro l'elemento contro cui si è scagliato il ministro della Pubblica Istruzione - è che quella decisione (riporto le sue parole) può «rendere più attrattivi Master e seminari sfruttando l'onda mediatica, perché si tratta di un atteggiamento che non fa onore alla nostra Accademia. Le nostre Università - ribadisce il ministro - devono continuare a essere luoghi in cui si trasmettono il sapere, la dottrina e il metodo e non dove si produce spettacolarizzazione». A dire la verità, però, occorrerebbe anche ricordarsi che oltre a questo genere di stage, ovviamente, a non fare onore alle nostre università sono piuttosto le politiche che per essa hanno approntato i governi italiani da una ventina d'anni a questa parte. In effetti, sarebbe come portare a scuola, in occasione del Giorno della Memoria, un testimone della X Mas, in modo da poter offrire agli studenti una versione 'diversa' della Resistenza. Un modo originale per attrarre i giovani con 'offerte culturali' e di 'qualità' di questo genere all'unico fine di garantire agli atenei che le propongono una certa 'quantità' di utenti. Una modalità tutta neoliberista che è sostanzialmente il risultato di quelle politiche vessatorie. Insomma, anche in questo tanto bislacco quanto spiacevole e indecoroso fatto di cronaca, che rende meno grigia questa falsa estate, la stretta correlazione esistente tra le due motivazioni su esposte ci conferma ancora una volta che siamo sempre nell'ottica del do ut des. Che non siamo ancora usciti dal tunnel, dal cul-de-sac, dal vicolo cieco della recessione morale. E non solo morale, purtroppo. Questo, al di qua degli aspetti puramente tecnici e criminologici, il senso della lectio tenuta dal comandante della Costa Concordia alla Sapienza di Roma.
Franco Di Giorgi 7 agosto, 2014
Versione pdf La lectio del comandante della Costa Concordia alla Sapienza di Roma
|